Marted́, 25 luglio 2017      

 

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ALESSANDRO LUONGO INTERVISTA MAURIZIO BERSANI


Dal novembre 2005 Maurizio Bersani , 35 anni, manager con trascorsi nella Energizer, Kraft e San Carlo, era direttore marketing della Fini e Paf. L'8 maggio scorso, la sua azienda non fa più parte del gruppo Chiari & Forti di Giulio Malgara, ma è stata acquistata dal fondo d'investimento francese L Capital (del gruppo LWMH, che controlla 50 brand del lusso, fra cui Louis Vuitton). Bersani è ora ufficialmente direttore marketing della Fini Modena Spa.

Quali saranno, a questo punto, le nuove strategie di comunicazione?

"Finora non abbiamo avuto modo di comunicare per la mancanza di risorse finanziarie adeguate. Ora torniamo finalmente a parlare con il consumatore mettendo al centro della sua attenzione il concetto d'innovazione: di prodotto, qualità e comunicazione stessa. Vogliamo così legittimare il marchio Fini come la brand di un gastronomo del fresco. La strategia di marketing è riuscire a trasferire il concetto di savoir faire culinario che ci è tipico".

Quali sono le tendenze del marketing moderno?

"Il marketing deve pensare su due livelli: parlare al consumatore in maniera istituzionale, con l'advertising tradizionale, e all'interno del punto vendita, che sarà la vera arena competitiva. Sappiamo, infatti, che in diversi settori merceologici, oltre sei decisioni d'acquisto su 10 sono prese proprio qui. Occorre pertanto essere sufficientemente comunicativi in uno scaffale per attirare l'attenzione del consumatore. La nostra strategia prevede così un posizionamento alternativo dei tre grandi marchi Fini (Fini, Paf e le Conserve della Nonna, rispettivamente specializzati in pasta fresca, gnocchi, sughi pronti e confetture), magari in testata di gondola (è l'inizio della corsia, all'interno di un punto vendita, quella che assicura maggiore visibilità ai prodotti) o con appositi espositori. La vera sfida è però riuscire a stimolare il consumatore con delle novità di prodotto: non basta cambiare la forma dei tortellini, ad esempio, ma occorre lanciare un gusto nuovo".

Cosa ne pensa del marketing alternativo?

"Sono soluzioni valide per alcuni settori: penso, ad esempio alle caramelle, o alle pile. Nel comparto alimentare è interessante far degustare alcune specialità, ma i nostri prodotti- che necessitano di una certa preparazione- non possono essere omaggiati in mezzo alla strada. Fra l'altro, in questo modo, si distoglie l'attenzione del consumatore dal contenuto verso l'evento".

Ecco, parliamo di eventi. Perché hanno tanto successo?

"Abbinano la dimensione ludica, divertente, con l'esperienza del prodotto. Sono un punto d'incontro con il consumatore. Ora percorreremo anche noi questa strada, perlomeno, abbiamo la volontà di farlo".

Gli eventi sono lo strumento principe della comunicazione, secondo lei?

" No. Prevale sempre l'advertising, tuttavia gli eventi sono sempre più efficaci, meno costosi di una tradizionale campagna sui media classici e permettono d'incrementare le vendite proprio in quelle occasioni".

A cura di Alessandro Luongo



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