Venerd́, 18 agosto 2017      

 

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INTERVISTA GIORGIO FLORIDIA
Presidente IAP - Istituto Autodisciplina Pubblicitaria


Prof. Floridia, è sempre più diffusa l'esigenza di una comunicazione che sia responsabile e non si muova solo seguendo i canoni del mercato. Quale contributo dà l'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria in tale ottica ? "Il nostro istituto ha proprio questa vocazione, di dare delle regole ragionevoli alla pubblicità. Non quindi una "comunicazione selvaggia" ma messaggi pubblicitari che tutelino interessi specifici, come i minori. Oppure norme per prodotti particolari, come i farmaci, gli alcolici e tutti i prodotti suscettibili di presentare pericolo. Un esempio fra i tanti sono le cuffie hi-fi: non possiamo certo consentire spot pubblicitari in cui si vedano giovani alla guida di scooter mentre indossano le cuffie, comportamento oggettivamente irresponsabile."

Quindi l'IAP ha un ruolo fondamentale nella filiera della comunicazione .."Certo - continua Floridia - se lei pensa che le norme redatte dal nostro istituto vincolano tutto il comparto: dalle agenzie, alle concessionarie, dai centri media ai mezzi di comunicazione. In particolare, le televisioni sono particolarmente attente alla normativa, visti i budget consistenti che vi sono destinati. Anche l'UPA, che raccoglie le circa 500 aziende che fanno il 90% degli investimenti pubblicitari complessivi, è assolutamente allineata alle regole che abbiamo fornito, nell'interesse di tutti. Delle aziende, delle agenzie,come dei consumatori"

In quali ambiti è più necessaria l'attività dell'IAP? " Di questi tempi è molto delicato il tema dell'abuso della credulità popolare e della superstizione. Certi casi di cronaca parlano chiaro. Soprattutto le televisioni minori sono inondate da messaggi abbastanza equivoci di maghi, vincite all'enalotto e quant'altro. E noi dobbiamo tutelare proprio quei soggetti deboli che rischiano di farsi sedurre da queste proposte pseudo-commerciali. Sono messaggi che, facendo leva sui bisogni elementari, dall'amore al lavoro, trovano spesso ascolto, con conseguenze devastanti sulla vita privata di queste persone. E' poi sotto gli occhi di tutti il dilagare della violenza privata e collettiva. Soprattutto per evitare un possibile effetto di emulazione, siamo molto attenti che negli spot non ci sia una rappresentazione della violenza fisica o morale.

Oggi ci muoviamo nella direzione di una società sempre più tollerante verso le diversità, siano esse etniche, morali, civili, religiose e sessuali. In tal senso è nostro compito tutelare questo mosaico sociale che, in una società multietnica, è sempre più complesso."

Ci sono resistenze a tali vincoli? "Ovvio. I creativi spesso vivono con difficoltà il fatto di sentirsi in qualche modo limitati nella espressione della loro creatività. Ma le regole servono. Ogni lavoro, lo sappiamo bene, è costruttivo solo se è disciplinato. E dare dei limiti alla creatività non vuol dire violentarla, anzi. Ma solo permetterne una applicazione che sia per il bene comune."

Come siete strutturati? " L'organo giudicante dell'Istituto è il Giurì, organo indipendente composto da personalità del mondo accademico: parliamo di importanti sociologici, psicologi e giuristi, per intenderci. Il parere del Giurì è vincolante. Una condanna del Giurì implica che la pubblicità in oggetto, semplicemente, non venga più trasmessa dai media. C'è poi il Comitato di controllo, che sollecita gli inserzionisti a modificare il messaggio sotto esame. Se le istanze del Comitato non vengono accolte la pratica passa al Giurì che emette poi la sua sentenza insindacabile. Vorrei far notare che il lavoro del Comitato è strettamente connesso all'opinione dei consumatori: è da loro che vengono le segnalazioni di abusi nella comunicazione."

In che direzione sta andando la comunicazione? "Postulato che c'è una quota fisiologica del 5% di pubblicità inaccettabile, soprattutto nel campo della superstizione, mi sembra che negli ultimi anni ci siano segnali incoraggianti: la responsabilità sociale delle imprese è sempre più diffusa. Si è sempre più attenti a lavorare con correttezza verso i propri interlocutori, siano essi i partner nella fornitura del prodotto e/o del servizio, sia verso il consumatore finale. Un consumatore sempre più maturo e attento, come se evince dal prezioso osservatorio che è l'IAP".



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