Luned́, 18 dicembre 2017      

 


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VALENZA CIVILE E SOCIALE DEL MARKETING (1) - di Luigi Gianfranco Consiglio


Luigi Gianfranco Consiglio

Dottore in Economia, Abilitato all'insegnamento, dopo oltre 30 anni di ininterrotto servizio per una Multinazionale ove si occupava di Pubbliche relazioni e di Formazione insegna, da otto anni, Marketing generale e Comunicazione d'Impresa allo " Istituto Superiore di Giornalismo presso l'Università di Palermo
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gigi.cons@libero.it


So di scrivere principalmente per lettori attenti perché "addetti ai lavori". Lettori che, proprio per il ruolo di management ricoperto nelle loro aziende o quello di docenti in prestigiose cattedre, rappresentano il miglior Target di riferimento del nostro Club. Da loro si può solo imparare. Ma mi sta a cuore un aspetto del marketing - quello della sua valenza civile - che ritengo ingiustamente adombrato dalla contesa che vedeva fronteggiarsi le associazioni dei consumatori, da una parte, sempre pronti a rivendicare il suolo sovrano nelle scelte e, dall'altra, le aziende accusate di aggredire gli stessi col marketing, adoperato come spietato strumento di vendita. Attualmente il consumatore sembra sia tornato "sovrano" del mercato secondo l'accezione cara agli economisti classici. Altrimenti non si spiegherebbero le politiche di CRM (Customer Relationship Management) adottate in larga scala e non c'è impresa oggi che non si muova fra i vincoli di legge giustamente previsti a tutela di un consumo di "qualità". La " pax romana " fra Corporation e Consumer, come è risaputo, fu voluta da J.F. Kennedy e col tempo approdò ai nostri lidi. Prima dell'avvento della globalizzazione informatica il Gap fra Europa e USA era notevole, almeno un paio di lustri, in alcuni comparti. Forse è stata questa svolta epocale che convinse più di un operatore del settore che il marketing avrebbe esalato l'ultimo respiro dopo breve tempo. Ricordo a me stesso ed agli smemorati, che ci fu, pur da pulpiti autorevoli, chi blaterava affermando che il marketing sarebbe morto a breve a causa di internet, e quindi con l' e-commerce, ecc. Ebbene possiamo affermare che chi la considerava, con atteggiamento snobistico, una tecnica di vendita più o meno sofisticata e per ciò vanificata dall'incedere del progresso, sbagliava. Il marketing, com'è sotto gli occhi di tutti è sopravvissuto benissimo, anzi si fatto più forte con l'esplosione della civiltà multimediale, creando all'onor del vero problemi maggiori (gestione dei banners e dello spamming), indici comunque di una vitalità prorompente.

A questo punto è opportuna una riflessione etica. L'essere umano che crede sinceramente nel marketing come filosofia dinamica di vita non deve essere dominato dagli eventi ma deve tendere a cavalcare la tigre delle difficoltà tramutandole in opportunità: " Qua si varrà la sua nobilitate". Egli deve convincersi che questa attuale crisi che sta avviluppando le relazioni economiche non dipende dall'inefficiente interagire delle organizzazioni ma, siamo sinceri, da dalla crisi dei valori che come una nebbia ottunde le capacità decisionali, contrasta l'attuazione delle politiche aziendali, per cui il monitoraggio delle attività e il controllo i risultati assume scarsa rilevanza durante la sfavorevole congiuntura non supportata da spinte fiduciarie. In estrema sintesi: manca il senso di fiducia, proprio quello a cui allude spesso in nostro presidente delle Repubblica nei suoi discorsi.

Mi si consenta di fare un esempio banale: perché una volta la "puntualità" era più diffusa? Ed oggi, che il cellulare ci ricorda gli appuntamenti del giorno.li posterghiamo.non li onoriamo ? Mi si risponderà che la colpa è degli altri. oh bella ! non è una novità, il torto è sempre degli altri. Il nostro errore sta nel non sapere evitare che gli altri sbaglino. E forse in una società che ha il mito dell'emulazione degli stili, probabilmente comportarsi da "persona per bene e precisa" potrebbe essere un immagine da replicare nell'ottica di un diffuso e virtuoso bench mark .

Allora, innanzitutto è sulla "persona" che si deve agire. Magari fornendogli maggiori spunti di conoscenza, specialmente oggi che il valore della knowledge è generalmente acclarata. A questo punto forse ci si potrebbe anche meravigliare sul fatto che il marketing non sia divenuto un insegnamento obbligatorio nelle scuole di ogni ordine e grado di una società che si vuole orientata al "liberalismo". Ma se non si chiarisce che "la jungla e le sue leggi" sono un'altra cosa rischiamo di perdere tram in un mondo che oramai si sposta con il jet.

 

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