Marted́, 17 ottobre 2017      

 


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SPOT, NO LIMITS - di Gianluigi Zarantonello

Gianluigi Zarantonello
Consulente Marketing & Comunicazione
Tel. 349/6453514
info@gianluigizarantonello.it


Ormai la pubblicità è sempre più alla ricerca di nuovi spazi innovativi, dai bagni dei locali alla moda agli ascensori, di cui ho già avuto modo di scrivere qualche tempo fa. L'evoluzione però non si ferma mai e oggi si avanzano nuove forme sempre più particolari di spot. Il body advertising ad esempio, inaugurato qualche mese orsono da un ragazzo americano che decise di sfruttare la sua fronte spaziosa per inserivi delle inserzioni pubblicitarie, con discreto successo, anche se più mediatico che economico. Non è rimasto però certo da solo: Shaune Bagwell, aspirante attrice, si è fatta tatuare GoldenPalace.com (un casinò online) sul decolleté e Elise Harp, futura mamma, ha "noleggiato" il proprio pancione per 8.800 dollari.Difficile dire fino a che punto queste forme estreme, diffuse più che altro negli USA per ora, abbiano dei reali effetti positivi, sicuramente colpiscono l'attenzione dei media apportando un'ondata di notorietà allo sponsor (o forse solo all'ospite?), per il resto il discorso è analogo a quello del trash nella pubblicità. Ossia fa parlare ma poi l'immagine associata al marchio porterà più vendite e reputazione? Ma la linea di confine tra persona e spot in questi giorni si è ulteriormente spostata: una mamma del Tennesse ha pensato bene di mettere in vendita il proprio nome su e-bay . Avete capito bene, il proprio nome, tramite questo annuncio:"Cambia legalmente il mio nome per sempre! Ecco una rara e duratura idea pubblicitaria per la tua compagnia o il tuo sito". E'bastato un giorno per trovare un acquirente, il già citato casinò online GoldenPalace.com, che si è comprato la possibilità di cambiare il nome della signora con il proprio marchio, a vita, per un costo di 15.199 dollari. Dunque la ex signora Terri Iligan ha cambiato nome in miss GoldenPalace.com su documenti e patente, Lei è tranquilla e dichiara: «Per i miei bambini (ne ha 5) e per mio marito sarò sempre Terri. Mio marito pensa che sia una cosa divertente, anche se le ironie non mancano. Stanno già cominciando a chiamarmi Goldie...». Per concludere poi con qualcosa di un po' meno inquietante si può dire qualcosa del product placement , ossia l'introduzione discreta di brand nell'ambientazione di spazi di intrattenimento non interrotti da normali spot. Tra i primi a prendere in considerazione il settore ci sono state le case produttrici di videogiochi, che ad esempio avevano iniziato a vendere gli spazi pubblicitari dei cartelloni che comparivano negli stadi virtuali dei giochi di calcio. Presto però questi spunti sono stati raccolti anche dal cinema, se non ricordo male in forma ancora non dichiarata in Minority Report di Spielberg che aveva causato discrete polemiche per i molti brand che occhieggivano dalle ambientazioni del set. Oggi invece queste tecniche sono ormai accettate, anche se poco note al grande pubblico, negli USA, dove c'è più esperienza in materia, un sondaggio condotto recentemente su 1.200 individui ha visto l'80% degli intervistati favorevoli o comunque non ostili, mentre soltanto il 12% ha bocciato senza riserve il product placement. L'abitudine alle attività di questo genere ha poi portato i due terzi degli intervistati a dichiarare di notare in misura di gran lunga maggiore rispetto al passato il product placement fatto in televisione e al cinema, e un terzo dice di essere solitamente "proattivo" rispetto ai prodotti mostrati negli show o nelle pellicole, tanto da volerli provare dopo averli visti, con una prevalenza dei giovani (70% della classe d'età fino ai 49 anni proattivo) rispetto agli over 50 (28% propensi alla prova). (fonte Puntocom, 31/03/05). Anche in Italia però qualcosa si muove, ad esempio nel film "L'uomo perfetto" sono stati posizionati, a fronte di una precisa pianificazione, i marchi di Coca-Cola e Sda, sistemati all'interno di un set cinematografico che comprendeva, tra l'altro, anche una agenzia pubblicitaria vera, la Tbwa/Italia. In particolare Coca-Cola Italia, con la collaborazione di Starcom Italia, ha scelto questo film per l'esordio nel product placement perché i protagonisti della pellicola, e la stessa storia brillante raccontata, incarnano il profilo del consumatore della bibita: urbano, giovane e trendy. A questo punto quale sarà la prossima frontiera da esplorare?


 

 

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