Mercoledý, 28 giugno 2017      

 


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Semplice senza scherzi - di Sebastiano Zanolli

Sebastiano Zanolli


info@masada.it
www.unasoluzioneintelligente.it


Ho avuto l’occasione di affrontare l’argomento della “semplicità” con gli amici che erano presenti al 3° Meeting annuale di ManagerZen che si è tenuto in un convento tanto semplice ed essenziale quanto assolutamente sufficiente a scaldare davvero il cuore e ed il cervello.
Sono tornato con tante opinioni diverse e come speravo con la consapevolezza che non sono il solo a cercare lumi.
Ora voglio tentare, di darmi qualche risposta con le conoscenze limitate che mi ritrovo e con gli spunti che ho ricavato.

Più semplice conviene?
Più semplice è possibile?

La prima domanda è un rompicapo terribile.
Ma se conviene, perché tutto, dal videoregistratore alla richiesta di avere un mutuo o una ricetta è diventato così complicato?
Perché tentare di sincronizzare il mio cellulare con la rubrica del mio computer richiede l’intervento di un tecnico del CERN di Ginevra?
Perché non posso più sostituire la lampada dei fari della mia auto senza andare in autofficina?
Credo sia per lo stesso motivo per cui, in città, uso ore della mia vita alla ricerca di un improbabile parcheggio o per cui, quando voglio scegliere dove andare in vacanza, rimango sere intere davanti al monitor saltando su centinaia di siti che mi vorrebbero portare dovunque a qualunque prezzo in qualunque momento in qualsiasi situazione.
Magari è anche per lo stesso motivo per cui mi sento un imbecille scorrendo i foglietti illustrativi dei farmaci dove leggo “…si sconsiglia l’uso del farmaco in soggetti con diatesi emorragica in atto o in individui sensibili ai farmaci inibitori della prostaglandin-sintetasi…”.
O anche per la stessa ragione per cui o si ha solo il proprio stipendio e quindi le tasse si pagano alla fonte o evitare di rivolgersi ad un commercialista per fare i conti di quanto si deve all’erario è impossibile.
L’esplosione della larghezza della banda, le informazioni, i dati, le alternative possibili, plausibili o anche solo virtuali sono la prima spiegazione.
La seconda è la polarizzazione del sistema e il tentativo di chiunque detenga del potere di arroccarsi su posizioni difendibili criptando e rendendo indecifrabile il suo linguaggio ed i suoi comportamenti. Sia esso un potere pubblico o privato. Delle organizzazioni o del singolo.
Un fenomeno di marketing direi.
Un problema di scarse vendite, troppa offerta e scarsa domanda direbbero i direttori commerciali.
Abbiamo tutti molta paura di perdere il nostro mercato e quindi differenziamo, allarghiamo e approfondiamo la gamma dei nostri prodotti mentre dall’altra parte nel tentativo di renderci unici e quindi appetibili o inattaccabili ci dotiamo di una alfabeto ed un packaging così singolare da renderci incomprensibili.
“Se è difficile sarà buono” “Se gli altri non si lamentano forse sono io a ad essere inadatto”. Chi ha il coraggio di dire che non ha capito?
Beh io non ho capito molte cose.

Ma, in un impeto di amore verso me stesso, ho ultimamente deciso di concordare con lo scrittore Giancarlo Livraghi.
Nel suo libro “il potere della stupidità” afferma come spesso lo stupido non è chi non comprende ma chi non riesce a spiegare.
Se ora mi chiedo se la semplicità conviene la risposta è si.
La semplicità significa facilità di comprensione, d’uso, di gestione di cose e processi.
Quindi maggiore fruibilità di ciò che rende soddisfatti e, per caduta, maggiore felicità.
E non significa che lo sforzo per produrla sia necessariamente intuitivo o leggero.
La semplicità costa perché vale.
Conviene perché l’alternativa costa uguale e rende meno felici.
La complicazione, dicevo, è spesso un artificio di marketing di privati ed imprese in epoca di concorrenza globale e non sempre i risultati rispettano la promessa di felicità fatta.
Ma se è un valore ed ha un costo serve decidere e perseguirla.
Nelle piccole e grandi scelte quotidiane.
Ma ripeto costa.
Costa riconoscere che tutto quello che serve in verità è molto meno di quello che crediamo.
L’essenza della semplicità è il riconoscimento del poco che siamo e del poco che necessitiamo.
Della sovrastruttura che usiamo per crederci potenti e, con scarse prospettive, immortali.
Un brutto risveglio per un re del creato che si è così evoluto.
Passare alla seconda domanda è, a questo punto, uno scivolare agevole.
Più semplice è possibile?
Il mio punto di vista è che si, è possibile, ammesso che veramente lo si voglia e non si preferisca la propria condizione di cavie da laboratorio.
E magari serve anche un po’ di serietà e buon senso.
Si perché la semplicità che troveremo nelle nostre giornate è come lo zen sulle vette dei monti su cui riflette Pirsig.
Troveremo quella che portiamo dentro di noi.
Conviene iniziare da ciò che abbiamo complicato e che, una volta reso semplice fuori dalla nostra porta, può dare soddisfazione e gioia.
Vorrei provare a stilare un breve elenco dei primi passi che mi sembrano un ragionevole viatico.
Chiarirci gli obiettivi ed i valori a cui tendiamo.
Decidere di spegnere un bel po’ delle voci mediatiche che affollano le nostre vite e selezionare solo ciò che ci sembra sensato ed in linea con le mete ed i sogni che nutriamo.
Decidere di gettare un bel po’ di cose che affollano i nostri spazi vitali e che sappiamo non toccheremo, né degneremo mai più di attenzione nei secoli dei secoli.
Spostare un po’ delle nostre decisioni in una prospettiva di lungo anziché di breve termine.
Iniziare a praticare l’esercizio del dire di no a quanto non è in linea con quello che desideriamo.
Ripensare e riorganizzare continuamente in una specie di gioco senza fine le nostre attività avendo in mente il disegno finale tentando sempre di essere onesti con sé stessi circa la situazione in cui ci si trova. La complicazione trova spesso una buona madre nella nostra superficialità e nel non notare, volontariamente o meno, tutte le condizioni che determinano il quadro globale.
E visto che guadagnare semplicità in questo mondo divenuto grande e mutevole significa anche avere la possibilità di cambiare gioco, quando diventi appunto troppo complicato, vorrei suggerirvi di tenervi sempre una porta aperta su un cambiamento.
Migliorando in aree alternative a quelle in cui agiamo ora. Perché l’alternativa è la misura della libertà.
E avere una vita semplice senza libertà è un po’ la vita del carcerato.
Questo si, è un costo troppo alto.
Sento qualcuno lamentarsi che allora per guadagnare la semplicità serve disciplina.
Credo proprio di si.
La confusione è gratis.
La complicazione può costare ma spesso la vendono con un congruo sconto.
La semplicità di questi tempi No.
E c’è anche un sovrapprezzo da pagare per portarla a casa.
Si chiama chiarezza.
E qui ognuno deve arrangiarsi da sé.
A volte è la chiarezza che trova noi, ma solo quando abbiamo camminato abbastanza da ritornare quello che eravamo all’inizio.
Prima della grande abbuffata.
Un ultimo pensiero.
Nella scelta degli obiettivi, che sono l’incipit di questo breve, carente ed essenziale elenco, sarà sempre bene ricordarsi che proprio perché grande, confuso ed interconnesso questo pianeta ha bisogno di gente che sappia che il proprio bene è contenuto anche nel bene del prossimo.
Gli altri sono già diventati noi o forse lo sono sempre stati.
O è troppo semplice?

 

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