Marted́, 17 ottobre 2017      

 


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PUBBLICITA', ETICA, MINORI E GENITORI - di Marco Mancinelli

Marco Mancinelli
Mkt Comm. Specialist Redattore editoriale
Tel. 338/8552088
marco.mancinelli@email.it

 

 

Attualmente, la pubblicità è la più diffusa ed efficace forma di comunicazione e promozione aziendale. Immagini fotografiche sulla stampa, immagini e filmati di vario genere diffusi sui canali televisivi e via Internet: le possibilità sono diverse e, molto spesso, capaci di suscitare sia un certo impatto che un certo ritorno economico per gli inserzionisti (e, ovviamente, per i pubblicitari). Non c'è alcun dubbio, la pubblicità è l'anima del commercio ed è un elemento che riveste un'importanza centrale nella vita economica di un intero Paese. Quindi, ben vengano sempre nuove idee e forme di creatività mirate a promuovere un determinato prodotto o servizio. Come in tutte le attività economiche, anche in un settore sempre innovativo come quello pubblicitario, è necessario, però, rispettare qualche fondamentale principio etico. In primis, dire sempre no  alla cosiddetta pubblicità ingannevole , per rispetto nei confronti del pubblico dei consumatori/utenti. Ma non solo, c'è dell'altro: attenzione all'utilizzo dei minori . Pochi giorni fa, ho avuto occasione di fare una piacevole chiacchierata con una mia ottima collega, giornalista e comunicatrice. Le è stato raccontato, con dati alla mano, da un manager che si occupa di casting per iniziative pubblicitarie che, negli ultimi anni, è aumentato in modo esponenziale non soltanto il ricorso a minori (bambini anche molto piccoli) per le attività pubblicitarie, ma anche e soprattutto il numero di genitori che spingono e propongono in ogni modo i propri bambini per fargli ottenere delle parti (anche modeste) in pubblicità televisive o fotografiche . " Mia figlia è davvero una bellissima bambina, vi invio un servizio fotografico per proporvi di scritturarla per una pubblicità o per una trasmissione televisiva. ", " mio figlio è un bambino molto bello, credo che sarebbe l'ideale per qualche vostra campagna pubblicitaria o per un set televisivo. ": più o meno, sono queste le frasi più comuni che molti pubblicitari si sentono dire sempre più di frequente da una miriade di genitori. I pubblicitari fanno il loro lavoro: se intravedono che il bambino o la bambina abbia il viso giusto per "bucare lo schermo" o per aggiungere un valore effettivo ad una campagna pubblicitaria, sottopongono ai genitori l'agognato contrattino. E i genitori? Qual è la causa di tale interesse da parte di un numero crescente di genitori a mandare i propri bambini in tv o altro? Non siamo pochi a sostenere che i bambini devono fare una vita da bambini: la scuola, gli amici, i giochi, lo sport e via dicendo. Certi genitori, probabilmente, saranno anche spinti da una forte ventata di entusiamo nei confronti dei loro figli, ma ciò che sembra trasparire dal loro comportamento è che vogliano a tutti i costi riversare sui loro bambini le proprie frustrazioni di non essersi magari realizzati in un'attività ritenuta come "importante". L'insistenza che dimostrano alcuni genitori fa pensare a forme di vero e proprio sfruttamento dell'immagine dei minori di cui, per legge, hanno la potestà in quanto genitori. Verrebbe da utilizzare il termine " sciacallaggio ", di fronte a certe insistenze genitoriali per dare "visibilità" (retribuita) ai propri bambini. In ogni caso, si tratta di un problema che attiene a questioni etiche , culturali e, forse, anche di tipo psicologico . Sta certamente anche alle agenzie pubblicitarie fare da filtro a questa situazione, ma anche certi genitori dovrebbero riflettere di più su cosa significa avere rispetto per chi è di minore età. Avete presente JonBenet Ramsey , la bella bambina Miss America, uccisa a 6 anni negli Stati Uniti, tempo fa? Al di là del terrificante epilogo della sua breve vita per mano di un maledetto maniaco, è sufficiente fare una rapida ricerca in Internet per vedere come la sua esistenza è stata interamente dedicata a spot pubblicitari, a servizi fotografici, a vestirsi e ad atteggiarsi in modo certamente non confacente alla vita di una bambina normale che vive e che deve vivere un'infanzia normale. La pubblicità deve essere sempre più innovativa, ma deve anche rispettare determinati principi etici: riflettano, certi pubblicitari e, soprattutto, certi genitori.

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