Mercoledý, 28 giugno 2017      

 


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Leggo il giornale e avverto un senso di oppressione - di Sebastiano Zanolli

Sebastiano Zanolli


info@masada.it
www.unasoluzioneintelligente.it


Accendo la televisione e mi accorgo che, sotto la carta patinata rappresentata da veline e letterine sbattute in prime fila a qualsiasi ora, sotto le immagini felici di giovani contenti di accendere un mutuo in 48 ore per potersi permettere i massaggi in una beauty farm bellissima, dietro gli strazianti pianti degli attori sofferenti per le zanzare dell'isola dei famosi, in verità non c'è nulla.

Non c'è nulla di vero e le rapide e rare inchieste su quanto facile sia diventare poveri o perdere la propria identità sociale sono subito sommerse da delicati reportage sul tempo che non è più quello di una volta o da lunghi e laboriosi servizi sulle vicissitudini del calciatore di turno o del suo allenatore.

Parlare di storie di plastica,produrre approfondimenti sulle storie di plastica, inventarsi in continuazione storie di plastica è diventato il nocciolo delle attività informative più viste e diffuse.

Storie di plastica per gente di plastica.

Mi sembra coerente.

Però personalmente mi sta stretto.

Non voglio del mangime liofilizzato. Coloratissimo, magari anche gustoso ma decisamente poco nutriente.

Voglio gente vera attorno a me. Voglio storie vere.

Non per un innato senso del martirio o per fuggire ai piaceri più sofisticati della nostra società.

Ma solo per potere fuggire alla sensazione, mai stata reale come ora, di essere un pollo da batteria.

A cui è consentito essere felice solo se accetta la sua gabbia di metallo, la luce accesa tutto il giorno, i pasti regolati e una morte a scadenza prefissata.

Voglio gente vera con cui parlare, con cui cooperare, con cui costruire, con cui divertirmi.

Ma voglio gente vera, non mezzi busti azzimati vivi come lo potrebbe essere un Big Gim.

Parlo di relazioni, di scambi, di contributi reciproci e di aiuti.

Mio figlio di 4 anni mi guarda stranito dopo avere visto Tom e Gerry e le immagini di un ostaggio sgozzato passargli davanti una dopo le altre.

Dove comincia la finzione? Dove finisce il reality?

Possibile che chi amministra il sistema sia cieco e sordo davanti a questa desertificazione della realtà?

Io non faccio l'indovino e nemmeno il profeta ma al di la di un impraticabile eremitaggio e di un luddismo fuori tempo non trovo soluzione alternativa al riconsiderare e rivedere il rapporto con il prossimo.

Un estremo tentativo di recuperare la nostra capacità di tessere relazioni umane, economiche, culturali con chi ci sta accanto.

E chi ci sta accanto, grazie al web, è ormai diventato chiunque.

E nel nostro simile, nel suo benessere, nella sua felicità, nel suo miglioramento personale e sociale che affonda le radici la nostra prosperità.

Non per uno spirito altruistico, per una etica e moralità su cui ognuno deve ragionare da se, ma per ragioni economiche e concrete.

Io vorrei potere dormire senza blindare la porta, lasciare il mio bambino in giardino a giocare senza doverlo sorvegliare come un carcerato, pensare che domani posso prendermi un giorno di ferie senza che il mio capo pensi subito a sostituirmi.

Non potrò farlo fino a quando crederò di essere solo anziché al centro di una rete solidale e fiduciaria.

E la buona notizia è che la rete esiste, forse basta solo spegnere la tivù per vederla apparire e magari fuori c'è anche la neve.

Che sia un buon Natale.

 

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