Luned́, 21 agosto 2017      

 


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FUTURO A CONTRATTO - di Sebastiano Zanolli

Sebastiano Zanolli


info@masada.it
www.unasoluzioneintelligente.it



Sabato pomeriggio. Bel tempo. Due passi in centro tra gente apparentemente serena.
“Ciao”, “ come va?”, “tutto bene?”, “ti trovo in forma”.
Solito campionario di banalità che aiutano a rallentare il treno di pensieri moderni che travolge
le nostre certezze fissate come traversine invecchiate tra i binari della nostra vita.
Una specie di meditazione occidentale, un mantra poco ortodosso ma almeno più sano del
prozac.
Ma come i tranquillanti il giorno dopo, anche questo rito rassicurante del sabato pomeriggio si
schianta addosso all’incontro con una ragazza che conosco da un po’.
“Ciao, come va?”, riprende il mantra, “beh insomma” risponde lei.
“Da gennaio sono con una società interinale che mi ha trovato un posto al customer service,
rispondo al telefono, è una azienda di trasformatori elettrici, almeno credo. Fino a metà aprile
sono lì, poi non si sa, forse mi tengono, forse no. Dipende dagli ordini.”.
“Dopo la laurea in psicologia questo è il secondo lavoro interinale che trovo in due anni, a dirti la
verità, faccio un po’ poco in queste aziende, ma sembra che a loro non dispiaccia”, “mi
preoccupa il fatto che svolgo lavori molto diversi da quelli per cui ho studiato e soprattutto mi
preoccupa il fatto che ogni volta devo ricominciare da capo, comunque… meglio che niente”.
Annuisco, tra il curioso e il preoccupato.
“Hai qualche possibilità di farmi fare un stage da te?”, mi chiede sorridendo.
Vorrei dirle di si, vorrei dirle che ho un posto di lavoro sicuro per lei, vorrei dirle che ho un posto di
lavoro coerente con gli studi che ha fatto. Dove potrà dispiegare i suoi talenti e mostrare a sé
stessa e al mondo uno dei motivo per cui è venuta al mondo.
Ma sono solo un uomo e sorridendo a mia volta devo dirle che “no, mi spiace, al momento no, mi
puoi mandare un curriculum e lo terrò in evidenza”.
Abbassa gli occhi e mi ringrazia ugualmente di quello che non ho potuto fare.
Mi accadono molte esperienze di questo tipo.
E provo ad uscire dall’emotività che istintivamente provocano.
Il futuro è a contratto.
Lo era prima di questo lungo periodo di vacche grasse e ritornerà ad esserlo mano a mano che
gli equilibri economici e sociali cambieranno.
Il futuro è a contratto.
Lo è sempre stato per quanto riguarda la nostra salute e il termine della nostra esistenza, almeno
quella terrena.
Il futuro è a contratto.
Lo è sempre stato per le civiltà prima delle nostre. Egizi, Greci, Romani…un tempo padroni
indiscutibili del loro mondo e oggi polverosi souvenir dentro a teche di musei troppo poco visitati.
Tutto è a contratto, da una parte una prestazione e dall’ altra pare una controprestazione.
Un importante aspetto che è cambiato è l’orizzonte temporale.
Prima il secolo, poi le decadi, adesso il mese prossimo.
Cosa c’entra questo con il posto di lavoro, con la ragazza che ho incontrato?
C’entra perché questo accadimento è solo uno dei piccoli e marginali riflessi di una civiltà alle
prese con un bivio decisionale che la chiama a scegliere tra decadenza e rinnovamento.
Bivio che si ripresenta quotidianamente e singolarmente a ognuno di noi.
Decadenza caratterizzata da una attenzione spropositata verso il nostro ego e rinnovamento che
si distingue per mettere al centro il benessere o il malessere collettivo.
L’insicurezza concreta che avvolge la mia amica, ma che avvolge anche me e tanti di noi è frutto
non radice.
E’ conseguenza di un sistema che ci convince della assoluta giustezza di essere i soli autorizzati
alla felicità.
In un tale sistema chi è più debole perde.
Da noi, ad esempio, la perdita si chiama insicurezza economica.
In Africa e in altri paesi, ad esempio, si chiama denutrizione, aids, tortura.
Sono solo un uomo, e non ho rimedi immediati alla piega di un modo di pensare tutto
accartocciato su se stesso, ma so che iniziare a pensare di non essere i soli ad avere esigenze porta
con sé i semi della riscossa morale e materiale dell’individuo.
Si accompagna alla decisione di mettere a frutto le proprie capacità in ogni modo, in ogni
frangente, a farle crescere studiando, leggendo, discutendo ed aprendo nuovi contatti e nuovi
canali con gli altri.
Legandosi a modelli di sviluppo individuali virtuosi, di gente che ha fatto tanto anche in
situazioni apparentemente impossibili. Crescendo in materia ed in spirito.
Alla mia amica vorrei consigliare di non mollare, perché questo è il mondo di oggi e sarà sempre
di più il mondo di domani.
Le consiglierei di usare bene il tempo, di tenere a mente che imparare cose nuove e conoscere
nuove persone sono la base per alimentare la creatività che ci terrà a galla e ci farà prosperare.
Le consiglierei di cercare persone come lei e non adeguarsi ad esempi da tivu della domenica
pomeriggio.
Le consiglierei un concetto in disuso che si chiama “risparmio” e significa un consumo compatibile
con le proprie necessità ed esigenze ma soprattutto consapevole.
Le consiglierei di viaggiare e di imparare le lingue perché il mondo è piccolissimo e grandissimo
allo stesso tempo
Le consiglierei di tenere a mente che nessuno in specifico è speciale da meritare qualcosa per
definizione, ma che siamo tutti speciali a modo nostro e tutti meritiamo almeno un minuto di
attenzione dai nostri simili.
E magari così il mondo diventa un posto dove i più meritevoli sono soddisfatti, oltre che per i loro
giusti risultati, anche perchè i più deboli non devono fare la fame e bruciare le automobili.
Lo consiglierei a lei perché dirlo ad altri non l’aiuterebbe.
Ecco mi sarebbe piaciuto dire tutto questo alla mia amica se ne avessi avuto il tempo, ma il
tempo non c’è mai il sabato pomeriggio in centro.
Mi chiedo sempre se me l’hanno rubato o se l’ho dimenticato io da qualche parte.
Penso che sia la seconda ipotesi e ho la sensazione che servano consigli anche a me.
Anche per affrontare questo sabato al centro…e tutti i prossimi sabati.

 

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