Mercoledý, 28 giugno 2017      

 


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Formazione in tempo di guerra. Persone nuove e valori antichi - di Sebastiano Zanolli

Sebastiano Zanolli


info@masada.it
www.unasoluzioneintelligente.it


Formazione.

Ormai siamo talmente saturi di proposte formative da saltare a piè pari gli annunci con cui scuole, organizzazioni, regioni, comuni, università, privati riempiono giornali, siti, riviste, volantini.

Formiamo tutti su tutto.

Metà della popolazione si propone di fare da coach all'altra metà in qualsiasi campo.

Mi chiedo cosa succederà quando tutti vorranno insegnare a vivere al prossimo.

Il cortocircuito sarà comico.

Tutti maestri.

Nessun scolaro.

Dovremo rivalutare il ruolo dei bidelli.

A parte l'ironia, esiste veramente la necessità di fare un punto sulla situazione della domanda e dell'offerta in tema di istruzione e formazione.

I criteri di qualificazione sono saltati ed esiste solo un mercato in cui chiunque può farsi avanti e alla qualità dei contenuti si sovrappone in modo aggressivo la capacità promozionale del marketing d'attacco.

Non che questo sia un male in se.

Parte dell'offerta formativa anche quella non tradizionale, non canonica, non istituzionale ha una bontà intrinseca e degli indubbi benefici da apportare.

Ma rimane che la proliferazione dissennata di corsi, seminari, incontri è frutto di un fenomeno sconvolgente a livello planetario.

La paura.

La paura è il nuovo catalizzatore che ha fatto esplodere un mercato che fino all'11 settembre navigava sottoriva per rispondere ad desiderio di migliorare.

Poi tutto il resto, afganistan, cecenia, iraq, beslan,madrid, tsunami, fango, rapimenti, pedofili, rapine,terrorismo, tasse, tagli occupazionali, euro, bond argenti, cirio, parlamalat, enron.e non vado né in ordine né elenco tutto.

Adesso si tratta di sopravvivenza.

Li percepiamo come tempi di guerra,

Entrare in metropolitana ti fa pensare a come poterne uscire.

Cercare un lavoro assomiglia alla corsa all'oro del 1879 nello Yukon.

Credere ad un aumento di stipendio assomiglia alla richiesta di grazia alla Madonna di Czestochowa.

Pensare alla pensione è come fare atterrare l'Apollo 13.

Certo stiamo meglio di 20 anni fa o di 200 anni fa ma almeno per il nostro cervello, per la nostra anima, per il nostro cuore siamo in tempi di guerra.

Nessuna rassicurazione placa questo pensiero.
E quando nel nostro cervello pensiamo di lottare per sopravvivere anziché per migliorare allora siamo pronti ad acquistare tutto quello che ci si para davanti promettendo certezze e guarigioni.

Una specie di assicurazione per quanto nessuno qui ci possa assicurare un bel nulla.

Per la prima volta ci dicono che il futuro non sarà necessariamente migliore del passato.

Ed è probabile sarà così.

Ed è questo che ci spaventa.

Eravamo sicuri di una ascesa continua ed invece.

Deve essere un pò quello che hanno provato i cittadini romani durante le invasioni barbariche nel quarto secolo o il sentimento degli ultimi soldati giapponesi a Iwo Jima nel 1945.

A questo punto il terreno è pronto per lanciare un bel piano di marketing di guerra che sfrutti l'angoscia latente.

Che sfrutti il nuovo bisogno.

Bisogno di provare, di sentire, di avvertire il senso di controllo su una situazione che di fatto non controlliamo più.

Eccoti pronti allora corsi e seminari su ogni competenza, skill, approfondimento,materia e metodologia.

Buoni, cattivi, bene o male organizzati, raffazzonati o organizzatissimi c'è tutto ed il contrario di tutto su questo mercato che, dimentico del fatto che sta trattando una merce diversa, ha ridotto tutta la proposta educativa ad una poltiglia irriconoscibile dove il formatore è quello che parlava con piglio serio della sua durissima dieta da fotomodello al maurizio costanzo show, ed ha la stessa valenza di rita levi di montalcini, dove se sei uscito come campione dal grande fratello allora spieghi come si sta al mondo anche a don mazzi o a gino strada.

Come la salute anche l'educazione è una merce particolare.

Con cui non si scherza visto che ha in se i semi del nostro futuro e di quello dei nostri figli.

Ed invece ora la formazione è in gran parte ridotta ad un brodo in cui falangi di espulsi da un mondo del lavoro in contrazione cercano di piazzare nozioni probabilmente poco utili ad altre falangi di giovani che sbattono continuamente contro le porte socchiuse dello stesso mondo del lavoro.

Un business fra esclusi.

Con poco profitto da una parte e dall'altra.

Certamente pochissimo da quella di chi dovrebbe apprendere.

Non credo che a breve sia possibile cambiare il segno a questo andazzo.

Credo però che sia possibile cambiare il segno al contenuto del fenomeno a cominciare proprio dai formatori.

Ma serve responsabilità e consapevolezza che le vendite di pentole ed enciclopedie porta a porta sono finite.

E non tanto per l' esaurimento del mercato ma per la fine della fiducia dei consumatori e per l'accrescimento della sensibilità sociale verso i pataccari.

Serve rispetto per chi cerca educazione per sfuggire dalla paura e dal timore di non potere accedere al banchetto del mondo.

Serve insomma una responsabilizzazione di chi un bel giorno decide di sedere in cattedra.

Già spesso è un brutto segno volere a tutti i costi sedere in cattedra ma nonostante ciò esiste la possibilità concreta per i formatori di assicurare qualità intrinseca al contenuto educativo.

Il mercato economica non è più lineare, sempre meno dipendente da scambi finiti e sempre più interconnesso. Servono formatori che insegnino la velocità di reazione.

In un mercato multi-culturale ma permeabile ai differenti influssi conoscitivi ed etnici servono formatori che mostrino la possibilità e l'importanza di avere prospettive differenti, di pensare fuori dalla scatola.

In un mondo che ha sempre meno lavoratori servono educatori che istruiscano sulla capacità di andare all'essenziale, di estrarre l'essenziale, dove il ben-essere sostituisca il ben-avere, vero, attuale asse portante della nostra cultura.

In un ambiente in cui la caduta della fiducia è generalizzata e non tocca solo chi abita ai piani alti non servono imbonitori del "profumo della vita" ma saggi che mostrino e trasmettano l'equilibrio interiore e la responsabilizzazione come soluzioni a lungo termine.

In una società che si avvia, sperabilmente, verso un capitalismo cooperativo e non più conflittuale abbiamo bisogno di maestri che insegnino fiducia, reciprocità e sobrietà come basi di un mondo che sta vedendo altri 4 miliardi di persone richiedere ciò che spetta loro.

E' la società civile che chiede questi approfondimenti a chi se la sente di avere di fronte una platea di discenti prima ancora di specifiche competenze tecniche, tecnologiche o metodologiche.

Una società civile che ora è schiacciata tra le forze dei governi e dei mercati come ha brillantemente sottolineato Jeremy Rifkin.

E a chi se la prenderà a cuore, la società civile deve chiedere non solo la trasmissione di questi valori.

Ai formatori è richiesto anche di dare l'esempio.

Di fornire garanzie sui risultati.

Di dare la disponibilità a seguire il percorso di chi si è messo nelle loro mani.

Di continuare a legare i fatti con la teoria.

Persone nuove quindi, valori antichi però.

Persone a tutto campo che trasmettano più e non solo le competenze che svaniscono con il cambio di una tecnologia.

Che trasmettano proprio quei valori che servono a vivere e non più sopravvivere in un posto che sentiamo sempre più conflittuale.

E' un nuovo livello di coscienza, per dirla con Einstein, l'unica via che ci permetterà di fare un salto.

E speriamo che sia in avanti.

Parte di questo scritto è stato estratto dall'intervento si Sebastiano effettuato presso la Fondazione Etica ed Economia - Scuola d'Impresa della Comunità Bassanese il 5 Marzo 2005 durante il convegno "Saper navigare nella turbolenza per un nuovo sviluppo. Formazione quale formazione?" patrocinato tra gli altri dal Parlamento Europeo.

 

 

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