Mercoledý, 23 agosto 2017      

 


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I CINESI DI CASA NOSTRA - Di Pietro D'Urso

Pietro D'Urso
Esperto in problemi legali della comunicazione STUDIO D'URSO
tel 02 55195016
p.durso@libero.it

 

Si legge sui mezzi d'informazione che i prodotti cinesi hanno invaso il nostro mercato.

Si legge ancora che molte aziende sono costrette a cessare l'attività per tale invasione, che alcune falliscono o sono prossime a fallire e che molti posti di lavoro vanno perduti o sono a rischio.

Tutto vero, ma. Non si legge mai che le stesse conseguenze spesso derivano dal comportamento dei .cinesi di casa nostra, ossia di quelle imprese che, al fine d'incrementare la propria clientela, con conseguente sviamento di quella altrui, compiono atti di concorrenza sleale, specificamente previsti e descritti nell'art. 2598 del codice civile.

Con la differenza che, mentre i cinesi veri, solo che se ne abbia voglia, possono essere fronteggiati con misure idonee prese con immediatezza in sede UE, i cinesi di casa nostra possono dormire sonni tranquilli in virtù dei tempi biblici della nostra giustizia.

Difatti, l'imprenditore che assume di essere danneggiato per (a mo' d'esempio) l'imitazione servile di un suo prodotto ad opera di un concorrente, non ha altra possibilità che quella di adire il giudice.

Il quale, se la denuncia risulterà provata, gli darà ragione non prima che siano trascorsi tre anni dall'inizio della causa, inibendo con la sentenza la continuazione della concorrenza.

Ma in tutto questo lasso di tempo (salvo il caso in cui il danneggiato abbia avuto la fortuna di ottenere un provvedimento d'urgenza) l'imprenditore imitato continuerà a subire il danno derivante dall'imitazione servile del suo prodotto, o magari, chissà, sarà pure fallito, mentre il concorrente sleale continuerà ad incrementare il suo fatturato.

Esistono rimedi a tale situazione?

Rimedi radicali non ne vediamo, a meno che si scopra il vaccino dell'onestà da inoculare negli operatori di mercato.

Ma in attesa di questa scoperta qualcosa si potrebbe pur fare per limitare il numero dei cinesi di casa nostra: prevedere come ipotesi di delitto la concorrenza sleale compiuta con dolo, oggi sanzionata soltanto civilmente con il risarcimento del danno.

 

 

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