Mercoledý, 28 giugno 2017      

 


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I CENTRI COMMERCIALI? DEMOCRATICI - di Stefano De Robertis

 

Stefano De Robertis
Direttore Centro Commerciale I Gigli - Larry Smith
Tel. 348.8710527
email: stefano.derobertis@eurocommercialproperties.com

 

E' indubbio che quella dei Centri Commerciali sia la formula distributiva di maggior successo degli ultimi anni. Basta osservare il favore crescente che la gente dimostra nei loro confronti e, di conseguenza, il numero di nuovi centri aperti al pubblico o in via di realizzazione. Il Centro Commerciale è un prodotto in continuo sviluppo e sta' diventando sempre più un punto di riferimento, non solo nell'ambito dei processi di acquisto, ma anche quale luogo di aggregazione e di svago. Su tale questione si concentrano le discussioni più accese e controverse. Da un lato si tende ad affermare la perfetta corrispondenza tra Centro e luogo d'aggregazione, dall'altro si finisce addirittura per considerare il Centro Commerciale uno dei tanti non-luoghi proposti dalla nostra società, espressione della mera mercificazione.
Al riguardo il mio pensiero si scosta dall'opinione di considerare il Centro Commerciale come il Terzo Luogo. Dopo la casa e il posto di lavoro credo si debba assegnare ad un luogo naturale l'etichetta di Terzo Luogo. Sarebbe facile parlare di percorsi nel bosco, delle zone lacustri, delle località marine e montane, di luoghi all'aria aperta. Percorsi che non escludono le visite ai monumenti dei Centri Storici, ai Templi, ai Musei, alle Gallerie d'arte. Ecco, credo proprio che dopo la famiglia ed il lavoro non ci possa essere migliore scelta per lo svago e la riflessione.
Per i Centri Commerciali resta comunque un obiettivo privilegiato quello di collocarsi alla soglia del Terzo luogo per la capacità d'inserirsi, secondo le proposte culturali e di svago, all'interno dei Terzo Luogo stesso.
Alcuni articoli apparsi di recente diffidano il visitatore a frequentare questi Centri in quanto il cliente risulta essere un utente isolato, condizionato e manipolato! Una quota rilevante del mio tempo lavorativo è spesa affinché il visitatore non sia un semplice avventore, estraneo ed inconsapevole. Le iniziative sono mirate al coinvolgimento del cliente e si alimentano dalla sua esperienza, dalla sua storia, dalla sua tradizione. In questo ho la fortuna di presiedere un Centro collocato nell'area della piana fiorentina.
Qui è facile trovare interlocutori vivaci, preparati, intelligenti, portatori d'intuizioni e contributi mai banali e ciò che non guasta, animati da un'arguta vis polemica .
Faccio fatica a credere che negli altri territori ci siano persone disposte a farsi irretire o considerare come merce di baratto, per lasciarsi guidare dal filo di un astuto burattinaio. Debbo ammettere che le critiche non basate sul mero fondamentalismo mi hanno offerto degli strumenti d'indagine che prima ignoravo. La nuova concezione di Centro Commerciale, quale polo aggregativi mi soddisfa.
Non ignoro che un Centro corrisponde ad un modello culturale del sistema capitalistico, come quasi tutte le altre realizzazioni artificiali dell'era attuale. So pure che l'esigenza del capitalismo è quella di esportare il modello per quanto possibile.
Tutto deve essere finalizzato al proprio profitto. Non stupisce pertanto se dinanzi allo sviluppo di Centri, punti terminali della grande distribuzione, più di un libero pensatore finisca per irrigidirsi, ma è come risposta a certe estremizzazioni che anche noi finiamo per irrigidirci. Non che il Centro debba essere una scelta obbligata, ma io mi preoccuperei maggiormente di altre cose. Chiarirò il concetto con qualche esempio.
Si dice: cattedrali provocatoriamente insediate nelle periferie urbane, monumenti al consumo.
Io mi preoccuperei se le aree fossero invase da edifici e da costruzioni mal concepite. Dove ora sorgono Centri ben urbanizzati credo ci si debba preoccupare ben poco. Non sono ambienti degradati o degradanti al pari di certi quartieri urbani e periferici, definiti dormitori, privi di vivibilità, cultura e svago.
Altro tema caro ai portatori dello scetticismo diffuso: la cattedrale dove si venera l'idolo della merce, dove accorre una folla, dove il cliente è stordito.
Io mi preoccuperei di più se ci fosse una penuria di merci, della carestia e di conseguenza della fuga della popolazione. E' sufficiente riflettere sui traghettamenti dei clandestini e sulla loro fuga disperata per la sopravvivenza.
Ognuno di questi fattori dovrebbero essere discussi approfonditamente. In definitiva si tratta d'aver costruito e di continuare a realizzare qualcosa d'accogliente, conveniente, di democratico non essendoci barriere d'alcun tipo, né qualcos'altro che possa generare effetti discriminanti. Le grandi strutture di distribuzione se sono fruite con equilibrio ed intelligenza rappresentano un'opportunità in termini di offerta quantitativa e qualitativa ed in termini di risparmio per tante famiglie che non possono permettersi altro o che decidono di orientarsi su prodotti e consumi particolari. Inoltre offrono occupazione e lavoro per tanti giovani. Le occasioni scambio perdono la loro centralità esclusiva sul valore economico e assumono l'importanza di un'occasione di incontro e di scambio culturale e simbolico.
Il territorio urbano, i luoghi e i non-luoghi di consumo, diventano centri di aggregazione, stimolanti ed attrattivi. Soprattutto i giovani vogliono personalizzare ciò che è anonimo e conquistare un nuovo territorio: il Centro diventa il teatro pubblico dell'incontro di affinità, un nuovo Centro di identità collettiva.
Conosco le idee care al Candido di Voltaire per non ritenere in modo incauto, maldestro e fideistico, che questo è il migliore dei mondi possibile pertanto diffido e sento di poter mettere in guardia da chi vuole liquidare il carrello, lo shopping in generale e il Centro Commerciale in modo dogmatico e assolutistico.

 

 

 

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