Mercoledý, 28 giugno 2017      

 


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PER CAPIRCI, INIZIALMENTE- di Antonio Barrese

Antonio Barrese
Titolare - Socio Barrese&Buddensieg
Cell. 335 6216015
barrese@barrese.it

 

 

Se due o più gruppi di contendenti dispongono delle stesse armi, della stessa organizzazione e, circa, dello stesso numero di uomini, il conflitto si trasforma in un terrificante bagno di sangue.

Il conflitto diventa infinito, costosissimo, sempre in equilibrio, logorante, estenuante come la prima guerra mondiale, combattuta in trincea, guadagnando un metro un giorno e perdendolo il giorno dopo.

Questo è quello che accade quotidianamente nella competizione concorrenziale del mercato.

La classe dei manager si forma nelle stesse scuole, le scuole erogano pacchetti preconfezionati di saperi, i criteri valutativi sono standardizzati, le competenze si limitano a una banale specializzazione.

Il risultato è una completa omologazione che non prevede l'autentica innovazione, ma solo quella malinconica parodia enfaticamente chiamata "creatività".

Peccato che le guerre si vincano con le idee e non gridando ai propri soldati (come faceva Federico il Grande di Prussia) "Non pensate, andate avanti, non pensate!".

Con questo non sto dicendo che l'innovazione, l'ideazione, l'intelligenza espressiva siano bandite dalle aziende. Affermo però che siano gravemente penalizzate, vissute come pericolose, non comprese, considerate ingombranti e non gestibili.

Ecco così che si spendono cifre sempre più grandi per munirsi di armi e strumenti che però anche il competitore possiede o possiederà a breve.

Le imprese, da qualche tempo, sembra che abbiano capito la dissennatezza di questo comportamento e stanno riducendo i budget dedicati alla comunicazione.

Occorrerebbe invece che non temessero di adottare:

- innovazione

- capacità ideativa

- consapevolezza della propria individualità e quindi riconoscimento della propria identità linguistica.

Dopotutto chi lavora nelle aziende - e chi le possiede - non è diverso da Lorenzo il Magnifico, che dell'innovazione fece lo strumento del suo potere.

Non è meglio pensarsi come un Principe invece che come un fantaccino destinato a un ineluttabile aldilà?

 

 

 

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